Sumera · 8 min di lettura
Inanna e le sette porte
Morte, lutto, nudità imposta, un corpo appeso a un gancio e la richiesta di un sostituto. Senza particolari crudi.
Prima della discesa
Inanna lasciò i suoi templi e si preparò a entrare negli inferi. Vi regnava la sorella maggiore Ereshkigal, in un luogo dal quale normalmente i viaggiatori non tornavano. Inanna indossò i segni della propria autorità: corona, perle azzurre di lapislazzuli, ornamenti sul petto, anello d’oro e veste regale. Teneva in mano un’asta e una corda per misurare. Intendeva presentarsi come regina.
Prima di partire diede istruzioni alla ministra Ninshubur. Se non fosse tornata dopo tre giorni e tre notti, avrebbe dovuto piangerla e chiedere aiuto ai grandi dèi: prima Enlil, poi Nanna, infine Enki. Inanna confidava che Enki sapesse come salvarla. Presi questi ultimi accordi, imboccò la strada verso il regno della sorella.
Ciò che chiedono le porte
Davanti a Ganzer, il palazzo degli inferi, Inanna pretese di entrare. Il custode Neti le chiese perché fosse venuta. Rispose che desiderava assistere ai riti funebri del marito di Ereshkigal. Neti annunciò il suo arrivo, descrivendone poteri e ornamenti. Ereshkigal ordinò di sbarrare le sette porte e far passare la sorella da una alla volta. A ogni passaggio le sarebbe stato tolto qualcosa.
Alla prima porta Inanna perse la corona, alla seconda la collana di lapislazzuli. Alla terza e alla quarta le furono tolti gli ornamenti del petto. La quinta prese l’anello d’oro, la sesta l’asta e la corda. Alla settima le venne tolta la veste regale. Ogni volta chiedeva perché. Neti rispondeva che quelli erano i riti degli inferi e non doveva contestarli. Nulla di ciò che aveva portato cambiava le condizioni d’ingresso.
L’attesa nel mondo di sopra
Spogliata dei suoi ornamenti, Inanna raggiunse la sala del trono. Fece alzare Ereshkigal e ne occupò il posto. I sette giudici degli inferi pronunciarono allora la sentenza contro di lei. I loro sguardi e le loro parole terribili la abbatterono. Inanna morì e il suo corpo fu appeso a un gancio. Sopra trascorsero tre giorni e tre notti senza notizie. La regina partita in tutto il suo splendore non tornava.
Ninshubur eseguì le istruzioni. Pianse, suonò il tamburo nei santuari e indossò una veste povera e semplice. Enlil rifiutò di aiutarla: Inanna aveva voluto regnare negli inferi oltre che in cielo. Nanna rifiutò per lo stesso motivo. Enki invece si preoccupò. Con la sporcizia sotto le unghie creò due piccoli esseri, il gala-tura e il kur-jara, affidando loro l’acqua e la pianta della vita.
Due piccoli visitatori
Enki spiegò come entrare senza essere visti e cosa fare davanti a Ereshkigal. I due si infilarono attraverso le porte e la trovarono sofferente. Quando si lamentava del cuore, rispondevano al suo dolore. Quando si lamentava del corpo, rispondevano ancora. Restavano vicini alle sue parole, invece di avanzare una richiesta propria. Ereshkigal volle sapere chi fossero quei visitatori così attenti alla sua sofferenza.
Offrì loro acqua e grano, ma rifiutarono e chiesero il corpo appeso al gancio. Quando lo ricevettero, usarono la pianta e l’acqua della vita, e Inanna si alzò. Essere viva, però, non significava poter partire. Mentre si preparava a risalire, i giudici la fermarono: doveva consegnare qualcuno al suo posto. Demoni la circondarono e la seguirono verso il mondo di sopra.
Qualcuno al suo posto
Ninshubur accolse Inanna in abiti da lutto e cadde ai suoi piedi. I demoni vollero prenderla, ma Inanna rifiutò: la sua fedeltà le aveva salvato la vita. Protesse anche Shara e Lulal, che l’avevano pianta nelle loro città. Poi trovò il marito Dumuzid, splendidamente vestito e seduto su un trono. Adirata, lo consegnò ai demoni. Lui pianse e implorò Utu, che lo aiutò a fuggire per un certo tempo.
Qui il testo conservato diventa lacunoso. Mostra Inanna che piange il marito e lo cerca, poi assegna metà dell’anno negli inferi a Dumuzid e metà a sua sorella. Non tutti i passaggi fra queste scene sono sopravvissuti. Inanna è tornata, ma qualcuno deve lasciare il mondo dei vivi al suo posto. L’ultima lode del poema è per Ereshkigal. Sotto le sette porte rimane la sovrana dei morti.
Su questa versione
Il poema sumero La discesa di Inana agli inferi
L’adattamento segue il testo composito dell’ETCSL, compresa la sequenza principale degli ornamenti tolti alle porte. I manoscritti differiscono e il finale presenta lacune. I versi conservati dividono il tempo negli inferi tra Dumuzid e sua sorella, senza spiegare interamente le stagioni. Si usano le grafie Inanna e Ninshubur. Discorsi ripetuti e ferite sono condensati.
Nota di versione
Riscritta e tradotta in Codex nel settembre 2026, con verifica delle fonti. È una revisione editoriale assistita dall’IA, senza revisione certificata di specialisti o madrelingua.
Fonti
Queste fonti sono alla base del racconto. Il testo è stato scritto per Mythic Dream.
- Inana’s Descent to the Nether World — Electronic Text Corpus of Sumerian Literature, University of Oxford
Una traduzione scientifica del racconto sumerico della discesa, del salvataggio e del sostituto richiesto. Le differenze tra i manoscritti e le lacune del finale restano aperte.
